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Coisas para fazer em Melfi

Principais recomendações de moradores locais

De passeios turísticos a pérolas escondidas, descubra o que há de único na cidade com a ajuda dos moradores locais que a conhecem melhor.
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“Melfi è la città federiciana per eccellenza. L’Imperatore Federico II di Svevia scelse il castello normanno svevo come residenza estiva e nelle foreste del Vulture praticava la falconeria, il suo hobby prediletto… Immersa nella splendida cornice paesaggistica del Vulture Melfese, la città federiciana ha una cinta muraria unica nell’Italia meridionale, circondata interamente da antiche mura normanne con torrioni di avvistamento. L’abitato è dominato dal maestoso castello normanno-svevo, costruito, appunto, dai normanni e ampliato da Federico II di Svevia, nelle cui stanze, ha sede il “Museo Archeologico Nazionale del Vulture Melfese Massimo Pallottino”, in cui è custodita l’importante documentazione archeologica rinvenuta nel comprensorio del Vulture Melfese. Melfi è uno scrigno di bellezze culturali e sacre da scoprire, come gli straordinari esempi di chiese rupestri di Santa Margherita e Santa Lucia (XIII sec.) scavate nel tufo, oltre alla splendida cattedrale di Santa Maria Assunta in stile svevo bizantino gotico, con soffitto a cassettoni decorato in oro zecchino. Melfi Melfi è la città federiciana per eccellenza, all’estremo nord della Basilicata, nella provincia di Potenza e nel cuore del Vulture, vulcano ormai spento. L’Imperatore Federico II di Svevia scelse il castello normanno svevo come residenza estiva e nelle foreste del Vulture praticava la falconeria, il suo hobby prediletto… Immersa nella splendida cornice paesaggistica del Vulture Melfese, la città federiciana ha una cinta muraria unica nell’Italia meridionale, circondata interamente da antiche mura normanne con torrioni di avvistamento. L’abitato è dominato dal maestoso castello normanno-svevo, costruito, appunto, dai normanni e ampliato da Federico II di Svevia, nelle cui stanze, ha sede il “Museo Archeologico Nazionale del Vulture Melfese Massimo Pallottino”, in cui è custodita l’importante documentazione archeologica rinvenuta nel comprensorio del Vulture Melfese. Melfi è uno scrigno di bellezze culturali e sacre da scoprire, come gli straordinari esempi di chiese rupestri di Santa Margherita e Santa Lucia (XIII sec.) scavate nel tufo, oltre alla splendida cattedrale di Santa Maria Assunta in stile svevo bizantino gotico, con soffitto a cassettoni decorato in oro zecchino. Melfì è la città di Francesco Saverio Nitti, presidente del consiglio e ministro, nonché uno dei maggiori fautori del meridionalismo. Melfi è anche tradizioni, con il corteo storico “La Festa dello Spirito Santo” e il “Convegno Nazionale di Falconeria”, e sapori, con il gustoso “Marroncino”, castagna che si può assaporare sono alle pendici del Vulture. Melfi, come numerosi altri comuni dell’area settentrionale della Basilicata, è la patria dell’Aglianico del Vulture DOC, prestigioso nettare dal colore rosso rubino e dal profumo inebriante. La storia Capitale del regno normanno, Melfi è la città federiciana per eccellenza, per il ruolo politico conferitole dall’Imperatore Federico II di Svevia. Una serie di reperti attestano che l’area del melfese fosse abitata già nel neolitico. In seguito alla caduta dell’Impero Romano, con l’occupazione da parte di bizantini e longobardi, il centro assume una ruolo importante, che raggiunge l’apice con l’arrivo dei normanni. Melfi è stata la sede di cinque concili tra il 1059 e il 1137, come il Concilio di Melfi III (1089), durante il quale papa Urbano II indisse la Prima Crociata in Terra Santa. Durante il dominio normanno, con Roberto il Guiscardo vengono costruiti la cattedrale e il castello, ampliato poi sotto gli svevo con l’Imperatore Federico II, il quale sceglie proprio il maniero di Melfi come residenza estiva, praticando l’hobby della falconeria nelle foreste del Vulture. Nello stesso castello lo “Stupor Mundi” promulga le “Constitutiones Augustales”, codice che rivoluziona l’impianto giuridico del tempo fino all’epoca romana. Con gli angioini, Melfi va incontro al declino, nonostante è Carlo II d’Angiò provveda alla ristrutturazione e l’ampliamento del castello. Seguiranno quindi si aragonesi. Durante il dominio spagnolo, circa due secoli dopo, (1528) Melfi viene assediata dall’esercito francese subendo saccheggi e incendi, nel 1531 la città è sotto il governo dalla famiglia Doria di Genova. La città non sfugge al fenomeno del brigantaggio, dopo l’Unità d’Italia, subendo l’occupazione dell’armata del rionerese Carmine Crocco (1861). Nel 1868 a Melfì nasce Francesco Saverio Nitti, presidente del consiglio e ministro e tra i maggiori fautori del meridionalismo. Il patrimonio culturale Melfi è uno dei centri culturali più vivi della Basilicata, per il suo castello normanno svevo, sede anche del Museo Archeologico, e le numerose altre architetture che la rendono meta irrinunciabile. Il percorso nella città federiciana, tra palazzi storici e la casa natia del meridionalista Francesco Saverio Nitti, conduce fino alla Porta Venosina, l’unico accesso ancora esistente, da cui è possibile ammirare una piccola parte delle antiche mura della città e l’affascinante panorama del Vulture. Da non perdere è anche il patrimonio sacro costituito principalmente dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta e dalle mistiche chiese rupestri di Santa Margherita e Santa Lucia (XIII sec.), ma si consiglia di visitare anche il Museo Diocesano. IL CASTELLO NORMANNO SVEVO Chi sceglie di intraprendere un itinerario tra i luoghi della cultura a Melfi, potrebbe lasciarsi guidare dalle impressioni del paesaggista e scrittore inglese Edward Lear, che nella metà del XIX secolo definisce il castello di Melfi “degno dei migliori quadri di Poussin”. Dall’alto della sua posizione, proprio sulla cima della città del Vulture, è considerato uno tra i più importanti castelli medioevali del Meridione d’Italia, impreziosito dal Museo Archeologico Nazionale del Vulture Melfese “Massimo Pallottino”. La storia del maniero è legato alle figure di spicco che si sono succedute nel corso degli anni e dei secoli a Melfi: voluto da Roberto il Guiscardo, ampliato da Federico II, dotato di nuove torri da Carlo I d’Angiò, rimaneggiato dai Caracciolo e dai Doria. A vederlo quasi emerge sulla sommità di un colle, non si può non condividere l’opinione di quanti lo considerino il castello più noto della Basilicata e uno dei più grandi del sud Italia. Subito si impongono allo sguardo le dieci torri, sette rettangolari e tre pentagonali, dei quattro ingressi, tre sono angioini, e attraverso uno di essi, aperto di Doria, si accede al borgo attraverso un ponte, un tempo levatoio. Superato il portone, si entra nel bel cortile principale, su cui affacciano il palazzo baronale e la cappella gentilizia. Al piano terra del castello è ospitato il Museo Archeologico Nazionale del Melfese, in cui è custodita l’importante documentazione archeologica rinvenuta nel comprensorio dell’area, mentre nella torre dell’Orologio si può apprezzare lo splendido Sarcofago romano, ritrovato nel 1856, noto anche come “Sarcofago di Rapolla”, perché un tempo conservato nella piazza della cittadina del Vulture. Appartenuto di certo a un personaggio di rango elevato, è un raffinato prodotto della seconda metà del II secolo proveniente dall’Asia Minore. Sul coperchio è raffigurata la defunta sdraiata. LA PORTA VENOSINA È l’unico dei sei accessi alla città ancora esistente lungo la cinta muraria e prende il nome dal fatto che essa partiva da un’arteria che conduceva alla via Appia, quindi a Venosa. Circondata interamente da antiche mura normanne con torrioni di avvistamento, Melfi ha una cinta muraria unica nell’Italia meridionale della quale fa parte l’incantevole Porta Venosina, in stile gotico e con portale a sesto acuto con l’archivolto a toro scanalato, sostenuto da capitelli a tronco di piramide rovesciata. La porta è affiancata da due bastioni cilindrici ‘400, a rafforzamento delle capacità difensive, ed è impreziosita da due bassorilievi che la affiancano, quello di destra raffigurante lo stemma di Melfi, l’altro, a sinistra, quello dei Caracciolo. Alla lapide celebrativa dell’antica gloria e della grandezza della città, voluta da Federico II, è stata sostituita quella di Giovanni II Caracciolo ancora oggi visibile. I sapori Olio, vino, formaggi, castagne, portano sulla tavola sapori, aromi e profumi indimenticabili, tipici di un banchetto nella città di Melfi, ovunque lo si consumi. Il Vino Aglianico del Vulture Doc trova anche a Melfi uno dei principali centri di produzione fino a presentarsi sulle tavole lucane, italiane e del mondo corposo, con il suo colore purpureo e dal profumo deciso ma fruttato, asciutto e armonico. Degni compagni di viaggio in un itinerario enogastronomico sono anche la pasta e il pane preparati a mano dal grano duro delle campagne di Melfi e l’olio dal sapore robusto e apprezzato ormai a livello internazionale perché ottenuto dalla varietà di olive “Ogliarola del Vulture”, cresciute su suolo vulcanico. Tripudio per il palato è il saporito “Marroncino di Melfi”, prelibata castagna grande e di forma tondeggiante, dal colore marrone lucido ideale per le caldarroste, ma molto apprezzata anche se consumata fresca. Entrambe sono le modalità in cui il frutto maturato alle pendici del Monte Vulture viene offerto ai visitatori in occasione della prestigiosa “Sagra della Varola”, ogni anno a ottobre.”
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“I gestori sono preparati e offrono specialità del posto a prezzi accessibili, sia a pranzo che a cena.”
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Locality
“Visit, nearby, Melfi's (in Basilicata) spectacular Norman castle and museum! Melli also has lots of shopping and restaurants.”
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